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12/11/13

MY PRIVATE Vinyl Collection - puntata 3: NEIL YOUNG - ON THE BEACH



...questo invece è il caso di un disco che racchiude mozioni dell’affetto e qualità musicali evidenti…è insomma un disco che adoro totalmente anche per il suo contenuto sonoro, e anzi dico di più…
…che se mi offrissi volontario per un esperimento da condurre per un anno sulla famigerata isola deserta e mi dessero la possibilità di portarmi dietro UN disco UNO, e non di più (e anche un giradischi, un amplificatore, due casse e un gruppo di continuità di sufficiente autonomia –sì, così suona meno poetico rispetto al più classico clichè del naufragio, ma molto pragmaticamente mi son sempre chiesto dove l’avrei reperita tutta ‘sta roba, in caso di naufragio-), beh, allora sceglierei questo…
Che si lega alla precedente puntata attraverso diversi livelli di familiarità: il più ampio, ci dice che Neil Young è canadese come i 4/5 dei componenti della Band; quello un po’ più stretto, che il Nostro ha partecipato, il 25 novembre del 1976, al Last Waltz, ovvero il concerto d’addio della stessa Band, interpretando insieme a loro la sua Helpless; quello ancor più stringente, che la sezione ritmica del gruppo canadese (Levon Helm e Rick Danko) ha contribuito alle registrazioni di On The Beach, suonando in due delle canzoni più belle dell’album, Revolution Blues e la title track.

Detto dell’album di famiglia, rimane da annotare che l’edizione che posseggo è tanto interessante nella stampa (è la prima italiana, del ’74, anno di uscita del disco all over the world – dopo di che non ci sono mai più state altre ristampe in vinile, e anche quella in cd arrivò tardissimo, nel 2003, quando i fans erano ormai in preda a una mezza crisi di nervi- con interno della custodia in stile floreale, tipo carta da parati seventies) quanto sgarrupata nella confezione, un po’ scollata e riportante sulla copertina, come succedeva spessissimo in terra italica (con disappunto degli attuali cercatori di pepite viniliche, che però a volte, quando trattasi come nel caso del sottoscritto di compratori in braghe di tela che antepongono la possibilità di godersi un oggetto di questo tipo rispetto al feticismo purista del collezionista soldo-dotato, proprio grazie alla firma "deturpatrice" possono procurarsi manufatti che, fossero intonsi e in perfetto stato, costerebbero assai di più), il nome dell’ex proprietario…tal Rita Tartarini in questo caso, da cui tramite le imperscrutabili vie del mercanteggiamento di manufatti vinilici, il disco è arrivato a me…



...e anzi dirò di più…e cioè che il fatto che un disco denunci il proprio passato, l’importanza che ha avuto per altre persone prima di me, il suo essere stato patrimonio musical-culturale nella formazione di altre coscienze, il suo essere stato oggetto di desiderio e poi di utilizzo, non solo auditivo ma tattile, olfattivo, anche se a volte scriteriato e indelicato, beh,  tutto ciò rende ancor più affascinante e suggestiva quell’avventura che si chiama “ricerca del vinile”…come se ogni passaggio di un disco dalla bancarella di un venditore nelle mie mani e nella mia disponibilità contribuisse a re-introdurre quell’album in un circuito virtuoso di apprendimento e formazione che aveva già percorso in parte (e che proprio le sue passate imperfezioni testimoniano) e che è bello possa proseguire, all’infinito se possibile, come testimonianza viva e mobile di una forma d’arte.

Per il resto, On the Beach è un disco malinconico, triste a volte, arrabbiato, livoroso o frustrato in altri frangenti, e complessivamente bluesy, il più intriso di blues della storia del Nostro; dove le 12 note sono declinate a volte sotto la forma del rock sanguigno e abrasivo (Revolution Blues, Vampire Blues),  altre sotto quella della ballata ipnotica e rarefatta (On the Beach, Motion Picture e Ambulance Blues, vale a dire un lato B che rasenta la perfezione e le delizia totale)…ospiti, come di diceva sopra, due membri della Band, più Crosby, più Nash, più i buoni Crazy Horse Molina e Talbot, e altri ancora…un disco che è quindi anche un lavoro collettivo, registrato quasi tutto all’insegna del “buona la prima” e che asseconda le paure e le frustrazioni di un periodo particolarmente triste e delicato nella storia personale di Neil Young…un disco di 8 canzoni, quindi di per sé votato alla grandezza (questa è una storia che prima o poi riprenderò) e un disco con una copertina meravigliosa (e Neil Young ne ha prodotte davvero poche, di belle copertine…), fra le più malinconiche, struggenti, intrise di simbolismo e di fine di un’epoca di sempre…la spiaggia di Santa Monica, California, immersa in una luce tardo-pomeridiana (l’ora alla quale di solito le spiagge si svuotano e si sta veramente da dio, in una combinazione emotivo-climatica ottimale ), un ombrellone giallo dalle frange bianche e dai fregi interni floreali (quasi gli stessi dell’interno della custodia), sotto il quale stanno due sedie e un tavolino su cui sono appoggiati una lattina di birra Coors e un bicchiere…lì vicino, a terra, un quotidiano che riporta aggiornamenti sul caso Watergate e, meraviglia delle meraviglie, una CADILLAC di cui si intravede solo il retro , essendo il resto letteralmente piantato nella sabbia…
Poi, sulla battigia, di spalle, capelli lunghi, giacchetta gialla e pantaloni bianchi che richiamano i colori degli oggetti presenti: Lui, scalzo…sguardo rivolto all’orizzonte, mani in tasca, di fianco a terra gli stivaletti…sullo specchio del mare, un’onda appena accennata sta per finire la sua corsa verso riva…
Sul retro (e che peccato che il formato della custodia non sia quello apribile del gatefold, chè una foto così avrebbe meritato la possibilità di godersela tutta insieme) la parte sinistra della foto… ancora mare, ancora spiaggia, sulla sabbia soltanto un vaso di legno in cui è piantata una lunga ma sottilissima pianta…
Qualcuno in questa copertina legge arditissimi significati simbolici degni del surrealismo di un Magritte o di un Dalì…a me questa foto è sempre piaciuta per il carico quasi intollerabile di pensierosa e delicata melanconia che porta con sé…


p.s. il disco poi ha la particolarità di essere stato registrato quando i musicisti erano tutti gonfi di "honey slides", frittelline di marijuana e miele fatte conoscere alla compagnia da Rusty Kershaw, musicista country dedito ai suoni delle radici che, divenuto amico di Young, ne influenzò i gusti musicali del periodo, partecipò alle sessions e scrisse le note all'album che vedete qua sopra...
...e a me 'sto fatto delle "honey slides" diverte e piace molto, anche in virtù della mia predilezione per il miele...



16/10/13

MY PRIVATE Vinyl Collection - puntata 2: THE BAND - MOONDOG MATINEE


Dicci se ti piace Boomerang!!!

…anche in questo album del ‘73, come in quello delle Supremes presentato nella prima puntata, viene proposta una cover di un pezzo di Sam Cooke…è A Change Is Gonna Come (che guarda un po’ era originariamente uscito proprio come side B del 45 giri di Shale!, nel gennaio ‘65), è  la traccia che chiude il disco e nei primi due minutini sembra quasi riscattarne almeno parzialmente le sorti, evidenziando le radici black del sound della Band e nel contempo la capacità del gruppo di trasfigurarle, fonderle con il patrimonio della musica Americana e dar vita a uno stile originale e eccezionalmente influente sugli sviluppi futuri del rock…insomma, a non conoscere l’originale di Cooke (ma se fosse così, tre pater noster e due ave maria) sembrerebbe quasi di ascoltare un pezzo tratto da Music From Big Pink o l’omonimo The Band…
beh, dopo questo pippone, tutto bene direte…
e invece no, perché vaff…., d’improvviso quel figlio di buona donna di Garth Hudson, fin lì strepitoso all’organo, imbraccia il sax tenore e tira fuori una linea melodica che manco Fausto Papetti in una giornata di particolare sverzura…e allora bona, amen, così doveva andare, ti dici…
chè un disco del genere mica poteva finire in gloria, dopo aver vivacchiato per 9 cover che i Nostri, i quali avrebbero dovuto e voluto in teoria rinverdire i fasti degli esordi (quando bazzicavano le peggiori sale da concerto canadesi accompagnando Ronnie Hawkins –un mediocre ma pervicacissimo esemplare di musicista migratore, che soffrendo di troppa concorrenza negli States decise di trasferirsi nella decisamente meno battuta nazione a nord del confine-) affrontano invece con piglio da balera di second’ordine…
epperò questa è una rubrica dedicata ai vinili di cui ci vantiamo, non a quelli che consideriamo migliori dal punto di vista musicale; le due categorie non si sovrappongono in toto, perché qui entrano considerazioni sulla particolarità del disco, la reperibilità, il fascino della copertina, il peso del vinile, la cifra pagata, le evenienze che ci hanno portato a Lui...insomma, milioni di cose…
e questo è un oggetto, nella versione USA che posseggo, particolarissimo per il poster di copertina (disegnato da Edward Kasper, che tratteggia un pezzo di un isolato di Toronto con al centro il Cabbagetown Cafè e nel quale compaiono in varie faccende affaccendati i membri della Band –chi ciappina col jukebox, chi si passa una bibita, chi sta appoggiato al muro del bar senza fare una cippa e chi siede sul marciapiede leggendo una fantomatica rivista musicale -in uno stile da dipinto vérité un po’ alla Hopper, anche lui Edward…-) che avvolge maternamente tutto il disco, e particolarissimo perché è un brutto disco di una grande...Band, e quindi meritevole di coccole anche più degli altri…






08/10/13

MY PRIVATE Vinyl Collection - puntata 1: THE SUPREMES - SHAKE!




...messo in cascina il vinile di questo gioiellino del gruppo vocale femminile per eccezione,The Supremes ...le scintillanti Diana Ross e socie in una stampa italiana Durium del '66 di cui non si scova praticamente traccia sulla rete...tanto che vien da chiedermi se la custodia laminata e stilosissima che ho fra le mani sia reale o frutto di una visione...
canzoni perlopiù di Paul McCartney-John Lennon, Holland-Dozier-Holland (5 tipi che passavano di là, insomma) e ovviamente la title track a firma Sam Cooke ...
qualche segnetto che non va troppo a detrimento dell'ascolto, fruscio q.b., grande goduria comunque!!
...e ovviamente, album by Tamla Motown from Detroit!